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Rete Natura 2000
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LA RETE NATURA 2000

La Rete Natura 2000 è la più importante iniziativa dell’Unione Europea per la tutela del patrimonio naturale. Ha lo scopo di arrestare il calo della biodiversità integrando le esigenze della conservazione con lo sviluppo delle attività umane. Questo ambizioso progetto coinvolge tutte le 27 nazioni dell’Unione, che dovranno lavorare assieme per proteggere centinaia di specie e ambienti naturali caratteristici, distribuiti in oltre 24.000 aree individuate come fondamentali per la conservazione della natura in Europa.

I siti che compongono questa grande rete sono di 2 diversi tipologie: le Zone di Protezione Speciale (ZPS), che ospitano popolazioni importanti di una o più specie di uccelli presenti nell’”Allegato 1” della Direttiva 2009/147/CE (la cosiddetta “Direttiva Uccelli”), e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), che ospitano una serie di habitat e di specie animali e vegetali, indicati negli allegati I e II della direttiva 92/43/CEE (conosciuta anche come “Direttiva Habitat”) in quanto ritenute gravemente minacciate a livello europeo.

Al momento in Italia sono state individuate quasi 600 ZPS e oltre 2.200 SIC. Questi ultimi, quando il processo di individuazione e designazione da parte degli Stati membri sarà completato, verranno poi indicati come “Zone Speciali di Conservazione” (ZSC).

La Rete Natura 2000 introduce alcune importanti novità dal punto di vista della conservazione della natura: innanzitutto si propone di gestire in maniera uniforme e coordinata una serie di aree anche molto distanti tra loro, formando appunto una grande rete. Uccelli, mammiferi e insetti, così come piante e altri animali, non conoscono infatti confini regionali o nazionali, e la loro conservazione non può limitarsi ad aree limitate ed isolate.

Il grande progetto Natura 2000, inoltre, ha dato piena rilevanza, oltre a che al mantenimento degli ambienti naturali meglio conservati, anche alla tutela degli ambienti seminaturali, quelli cioè in qualche modo modificati dall’essere umano nel corso dei secoli, come ad esempio le aree ad agricoltura tradizionale, i pascoli, i boschi sottoposti a determinate forme di ceduazione . In questo modo è stato finalmente riconosciuto il valore per la conservazione della biodiversità di tutte quelle aree che sono il frutto di una secolare interazione tra attività umane tradizionali e natura, di cui i Monti della Tolfa sono uno dei più straordinari esempi . Da questa prospettiva, lo scopo del progetto è quello di creare un sistema che armonizzi lo sviluppo delle attività umane e la conservazione della natura

La ZPS “Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate

La ZPS “Comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate” si estende per quasi 70.000 ettari occupando tutta quell’area compresa tra il Lago di Bracciano, il bacino del fiume Mignone e il Mar Tirreno.

La posizione geografica, protetta da un lato dal preappennino e mitigata dall’altro dalla costa tirrenica, fanno di questo comprensorio un territorio pressoché unico dal punto di vista naturalistico.

Una delle caratteristiche dell’area è la ricchezza di ambienti vegetazionali frutto di influenze climatiche e microclimatiche, biogeografiche e umane. L’uso tradizionale del territorio è stato particolarmente influente sulla composizione della vegetazione dando vita ad ambienti tipici e preziosi dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. Pascoli aperti, prati cespugliati, coltivazioni tradizionali si alternano così a pareti rocciose appena colonizzate dalla vegetazione pioniera, a corsi d’acqua dove la vegetazione ripariale forma vere e proprie foreste a galleria di salici e ontani. Tra gli ambienti forestali spiccano le cerrete, le foreste di faggio e la macchia mediterranea. Per quanto riguarda la fauna l’intera area ospita numerose specie minacciate, rare e addirittura endemiche, cioè esclusiva dell’Italia centrale. Tra i mammiferi è da annoverare la presenza del lupo, della martora, del gatto selvatico e di numerosi chirotteri (pipistrelli) di notevole interesse. Sono presenti inoltre numerose specie preziose e minacciate tra gli insetti, in particolare tra i coleotteri carabidi, gli odonati (libellule), e i lepidotteri (farfalle notturne e diurne), così come tra i rettili e gli anfibi. Ma i Monti della Tolfa sono famosi soprattutto per essere una delle zone più importanti per la conservazione degli uccelli. Anche a livello internazionale l’area è molto conosciuta ed è meta di ornitologi e birdwatchers europei e americani. Nell’Italia peninsulare, è infatti il luogo migliore per l’osservazione di gran parte delle specie mediterranee. L’area si trova lungo una importante direttrice migratoria e si caratterizza per la nidificazione di 75 specie di uccelli. Tra le specie più importanti ricordiamo la nidificazione della monachella, dello zigolo capinero, dell’averla piccola, dell’averla cinerina e dell’averla capirossa. Rilevanza regionale assumono la riproduzione dello sparviere, del lodolaio e della sterpazzola di Sardegna. Sui Monti della Tolfa tra l’altro si riproducono complessivamente ben 10 specie di rapaci diurni. In particolare il comprensorio ospita l’ultimo insediamento riproduttivo stabile di nibbio reale del Lazio.

Il SIC “Boschi mesofili di Allumiere”

Il Sito di Importanza Comunitaria “Boschi mesofili di Allumiere” si estende per 628 ettari con un altitudine media di 482 metri sul livello del mare. Nel SIC è presente l’habitat prioritario  “Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex” incluso nella Direttiva Habitat della Comunità Europea. Vero gioiello di questo territorio è infatti la “faggeta depressa” ovvero collocata al di sotto della quota normale della distribuzione delle faggete appenniniche (1200-1800 metri sul livello del mare). Per la particolare condizione climatica di questa zona, troviamo a soli 13 km dal mare un relitto di fredde epoche passate. In compagnia dei faggi troviamo l’acero di monte, il carpino bianco e quello nero e isolate piante di castagno. Nel sottobosco cresce l’agrifoglio, il pungitopo, e, all’inizio della primavera, spiccano gli anemoni e i ciclamini. La fauna della faggeta annovera tra i mammiferi la martora e il ghiro e tra gli uccelli lo sparviere, il picchio rosso maggiore e quello verde, il picchio muratore, e la cincia mora. Nel sottobosco sono comuni il rospo e la rana dalmatina, mentre più rara è la salamandra pezzata. Tra gli insetti più importanti troviamo la rara rosalia alpina, un coleottero dalla colorazione blu-grigia con macchie nere e dalle antenne lunghe e caratteristiche, il cui ciclo vitale è legato alle foreste mature di faggio.

Il SIC “Macchia di Manziana”

Il SIC  “Macchia di Manziana” si estende su un’area di 801 ettari e comprende al suo interno il bosco Macchia Grande di Manziana, una delle più estese fustaie a Cerro dell’Alto Lazio. Il bosco è situato in comune di Manziana ed è esteso circa 545 ha su terreni vulcanici con un’altitudine media di circa 317 m sul livello del mare. La specie dominante dello strato arboreo è il cerro, con esemplari che raggiungono anche i 30 metri di altezza, a cui si associa il farnetto che qui vegeta al limite settentrionale del suo areale. Nello strato alto arbustivo la specie dominante è il nespolo selvatico, e, in numero minore, il carpino bianco, l’acero minore, l’acero campestre, l’agrifoglio e, in misura ancora minore, l’orniello, il ciavardello, l’olmo e il melo selvatico. Il bosco ha avuto un forte utilizzo negli anni passati, sia per la produzione di legna da ardere, sia per la realizzazione di traverse ferroviarie. Da parecchi anni sono mantenuti all’interno del bosco svariati capi di bestiame, sia mucche, sia asini, che hanno contribuito a far regredire lo strato arbustivo e a compromettere il rinnovo naturale.

Dal punto di vista faunistico il bosco presenta numerosi elementi di interesse.

Tra gli invertebrati sono presenti due coleotteri inseriti negli allegati della direttiva Habitat della Comunità Europea: il cerambice delle querce e il cervo volante. Tra i mammiferi sono presenti l’istrice, la martora, il moscardino.

Notevole è la presenza di uccelli. Ricordiamo tra gli altri la cinciallegra, la cinciarella, la cincia bigia, il codibugnolo, il regolo e il fiorrancino, il frosone, la ghiandaia, il merlo, il picchio muratore, il rampichino, il picchio rosso minore, il picchio rosso maggiore e il picchio verde.

Guido Prola

 

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